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Leonard Freed e L’Italia: L’elemento del tempo

“There is a mathematical grid in the photograph. There is a rhythm.” (1) Nel rileggere un’intervista rilasciata da Leonard Freed a Nathalie Herschdorfer (2), la mia attenzione si sofferma sulla considerazione che Freed fa rispetto alla connessione tra le sue fotografie ed il tempo: “The thing is I am trying to get into my photographs the element of time” (3). Parole che generano in me una serie di osservazioni in relazione al progetto di immagini italiane al quale proverò a introdurvi nelle pagine seguenti.

Dalle interviste e dalle opere di Leonard Freed, emerge come dato di fatto che fu un uomo di poche parole. (4) Sfogliando poi, alcuni dei diari che scrisse durante i numerosi viaggi che lo portarono in Italia tra il 1999 e il 2005 si accredita definitivamente questa teoria. Le considerazioni di Leonard Freed sono sempre coincise, dirette, ironiche e denotano tutta la finezza di osservazione che il suo sguardo ha saputo racchiudere nelle immagini da lui realizzate. Oltre che nei suoi diari di viaggio, che spesso sono delle note, atte a ricordare nomi, incontri, date e conversazioni, il tempo, Leonard Freed, lo ha racchiuso nelle sue fotografie. Interessante, al riguardo, prendere in considerazione alcuni dei bozzetti che disegnò di suo pugno per l’impaginazione del libro su Roma, progetto che per molti anni ha sognato di portare a termine. Mettendo questi in relazione con i provini a contatto stampati e archiviati in ordine cronologico, emerge immediatamente un fattore di rilievo: il progetto editoriale che Leonard Freed aveva intenzione di realizzare aveva come idea di base quella di impostare le immagini secondo la sequenza temporale in cui erano state scattate. Ecco allora che la fotografia diviene diario, narrazione del tempo, scheletro e corpo dei numerosi viaggi e rende al lettore una cronologia appartenuta intimamente all’autore.

Leonard Freed and Italy: The Element of Time

“There is a mathematical grid in the photograph. There is a rhythm.”1

While reading an interview between Leonard Freed and Nathalie Herschdorfer,2 my attention was caught by a comment Freed made on the connection between his photos and time: “The thing I am trying to get into my photographs is the element of time.”3 These words sparked in me a succession of observations on the Italian Images Project, which I will present in the following paragraphs.

In Praise of Herbert von Karajan, with a Selective Critical Discography

My immediate reaction to Michael Miller’s commentary on the Karajan centenary [Oh no! He’s not back again, is he? – May 2, 2008] was rather choleric, but I’ve settled down a bit since then and can write this from a relatively balanced perspective.